Giuseppe
Fava
“A volte basta omettere una sola notizia e un impero finanziario si accresce di dieci miliardi; o un malefico personaggio che dovrebbe scomparire resta sull'onda; o uno scandalo che sta per scoppiare viene risucchiato al fondo. ”
Giuseppe Fava aveva una straordinaria vocazione artistica, letteraria e pittorica. Era nato a Palazzolo Acreide, in provincia di Siracusa, il 15 settembre del 1925. Dopo la laurea in Giurisprudenza aveva scelto la professione di giornalista, che svolse prevalentemente a Catania. Intanto Giuseppe scriveva pure libri e da alcuni di questi venivano tratti film: Gente di rispetto, di Luigi Zampa; Palermo oder Wolfsburg, vincitore dell’Orso d’oro al festival di Berlino del 1980, di Werner Schroeter. Opere che hanno consacrato lo scrittore siciliano come profondo studioso del fenomeno della mafia siciliana.
Nel 1980 venne chiamato alla direzione del Giornale del Sud. L’idea editoriale era maturata all’interno dell’ambiente imprenditoriale, politico e giornalistico cittadino. Vi si parlava senza reticenze del sacco edilizio, dell’arrembaggio dei mafiosi. Fava e il Giornale del Sud erano un pericolo: arrivarono dapprima la censura, poi le minacce, quindi gli attentati e infine il licenziamento. Pochi mesi dopo la rottura di Fava con l’editore il giornale cessava le pubblicazioni.
Nel 1982 Giuseppe Fava costituisce, insieme alla parte della redazione del Giornale del Sud che ne aveva condiviso le scelte di fondo, la cooperativa editoriale Radar e registra una nuova testata, I Siciliani. Con quel mensile, Fava sceglie di raccontare la devastazione dell’ambiente, la trappola nucleare di Comiso, la sfida della mafia. Giornale di inchieste in tutti i campi della società, critico di una realtà meridionale che profondamente, nel bene e nel male, appartiene a tutti gli italiani. Viene fermato con cinque pallottole la sera del 5 gennaio del 1984, alle 21,30.