Paolo
Borsellino
“Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero amore consiste nell’amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare. ”
Accadeva in un tempo in cui l’Italia si riprendeva dalle devastazioni della guerra. Su un campo di calcio, alla Kalsa, a Palermo, si incontrano due adolescenti: Lui, Paolo, mingherlino e taciturno; l’altro, Giovanni, esuberante, trascinatore. Facce, nomi. Paolo Borsellino e Giovanni Falcone si conobbero, così, giocando. Il loro fu sempre un solido, sincero rapporto di amicizia e di stima reciproche.
Il destino di Paolo era quello di fare il magistrato: lo diventa a ventitré anni. Borsellino è religioso e conservatore. In gioventù è membro del Fronte Universitario d'Azione Nazionale, organizzazione universitaria di destra affiliata al neofascista MSI. Nel 1965 comincia il tirocinio come uditore giudiziario e lo termina lo stesso anno con l’assegnazione alla sezione Civile del tribunale di Enna. Nel 1967 viene nominato pretore a Mazara del Vallo, dove conosce Emanuele Basile. Nel 1968 sposa Agnese Piraino Leto, figlia del presidente del tribunale di Palermo e nei successivi cinque anni nascono Lucia, Manfredi e Fiammetta. Nel 1975 entra nell’Ufficio Istruzione Affari Penali, guidato dal giudice istruttore Rocco Chinnici. Nel 1980 arresta i primi mafiosi: sono del mandamento di San Giuseppe Jato, ma si capisce che la questione coinvolge pure i Corleonesi. Gli arresti sono la conseguenza di un’indagine portata avanti da Basile e Borsellino: il 4 maggio del 1980, all’età di trent’anni, la mafia uccide Emanuele Basile. Per Borsellino è arrivato il momento delle scorta e, poco dopo, la decisione di entrare a far parte del pool antimafia creato da Rocco Chinnici, quel nucleo di giudici istruttori dediti esclusivamente ai casi di mafia, coordinandosi e scambiandosi le preziose informazioni. I membri del pool diventano bersagli umani per la mafia: Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, insieme alle rispettive famiglie,vengono trasferiti all'Asinara per scrivere l’ordinanza-sentenza di ben 8.000 pagine con la quale si dispone il rinvio a giudizio di 475 indagati in base alle precedenti indagini. Nel 1987 il maxiprocesso si conclude nell’aula bunker dell’Ucciardone con 342 condanne. Borsellino chiede e ottiene – seppure tra polemiche e inauditi colpi bassi - il trasferimento alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Marsala per ricoprire l’incarico di Procuratore Capo.
Nello stesso anno Caponnetto lascia la guida del pool a causa di motivi di salute: Falcone ne sarebbe il naturale successore, ma il CSM non è dello stesso avviso, scegliendo Antonino Meli e, di fatto, lastricando di difficoltà la strada del pool antimafia. Borsellino, allora, decide di chiedere, e ottiene, di essere trasferito alla Procura della Repubblica di Palermo con funzioni di Procuratore Aggiunto e poi di delegato al coordinamento dell’attività dei Sostituti facenti parte della Direzione Distrettuale Antimafia. Destino. Questo termine magniloquente per dire qualcosa che non si può modificare sintetizza il 1992. Il 23 maggio Giovanni Falcone, che nel frattempo è diventato superprocuratore, viene ucciso nella “strage di Capaci”. Convinto di essere ormai un morto che cammina, il giudice Paolo Borsellino indaga sulla strage di Capaci e non trascura alcun incontro con i giovani, la città, la stampa. Divulga il suo credo, la legalità, e stigmatizza l’abominio del sistema mafioso. E’ il 19 luglio del ‘92, è un afoso pomeriggio in via D'Amelio, una strada stretta e senza uscita di Palermo, dove abita la madre di Paolo Borsellino. Ad attendere il magistrato e i suoi 5 uomini della scorta, nascosti in una vecchia Fiat 126 rubata e parcheggiata nei pressi dell’abitazione, ci sono 50 chili di tritolo. Borsellino arriva e come tante volte scende dall’auto davanti al portone insieme ai suoi uomini. In quel momento, alle 16.58 del pomeriggio, a distanza viene azionato l’esplosivo. Una carneficina: muoiono, dilaniati, Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Cosina e Claudio Traina.