mario
francese
“leggi bene le carte e parla con la gente. ”
Mario Francese è il primo giornalista a scrivere che un contadino di Corleone di nome Salvatore Riina è diventato il capo della "nuova mafia". Cronista di giudiziaria del Giornale di Sicilia, svolgeva la sua professione in un clima di isolamento, di prudenza imbarazzata e di incrostazioni dentro al suo stesso giornale. Un clima nel quale Francese si muove senza cautele, con l'orgoglio del proprio mestiere e la genuinità delle proprie fonti. Tutti, in redazione, ne conoscono la tenacia, l’accuratezza, lo straordinario impegno civile con cui svela e approfondisce le più complesse e rilevanti vicende di mafia degli anni ’70. Nelle sue inchieste giornalistiche Mario Francese traccia con grande lucidità la presa del dominio di Cosa nostra da parte dei corleonesi e fa una documentatissima ricostruzione degli affari in corso per la costruzione della Diga Garcia. L' affare delle terre, la speculazione sulle aree, la frontiera di un eldorado intuito con largo anticipo sulle acquisizioni giudiziarie.
Mario Francese ha una moglie, quattro figli e 54 anni quando sta per fare rientro a casa dopo una giornata di lavoro. “Uomini del Colorado, vi saluto e me ne vado”, è stata la frase rituale, quella di ogni sera, indirizzata ai suoi colleghi prima di infilare la porta d’uscita del giornale. Viene assassinato dalla mafia, a Palermo, a colpi di pistola, il 26 gennaio del 1979, proprio sull’uscio di casa. A impugnare la pistola, in base ai risultati delle inchieste e dei processi, fu il boss corleonese Leoluca Bagarella. Il delitto è insieme una vendetta contro un cronista che ha osato uscire fuori dal coro e un monito per l'intera stampa.