peppino

impastato

“Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà.”

Dai microfoni di Radio Aut, a Cinisi, Peppino Impastato attacca i mafiosi. Usa l’arma della satira, è tagliente, implacabile, questo giovane che ha rinunciato al retaggio mafioso della sua famiglia d’origine. Ma non è un giullare, Peppino. Ama i testi classici del socialismo, certamente rari, allora, in quella che era, prima dell’ascesa dei corleonesi, la capitale della mafia. All’estrema periferia dello Stato, e nel cuore del potere della borghesia mafiosa, avverte il bisogno di modalità e tempi nuovi nella costruzione della democrazia, in una situazione di cui egli era profondamente consapevole. In quest’ottica, Peppino elabora il primo laboratorio di politica antimafia che la sinistra abbia sperimentato in Italia. Con gli amici mette in piedi Radio Aut, una prima linea nella lotta alla mafia. Diventa fonte di ispirazione continua ed esempio di impegno civile per i più giovani. Scrive poesie, si candida con Democrazia Proletaria alle amministrative di Cinisi per la carica di consigliere comunale. Viene ucciso dalla mafia il 9 maggio 1978 pochi giorni prima del voto per ordine del boss mafioso Gaetano Badalamenti. Il suo cadavere era stato fatto saltare con del tritolo sui binari della ferrovia Palermo-Trapani, così da far sembrare che si trattasse di un fallito attentato suicida. Il corpo sbriciolato viene ritrovato il 9 maggio del 1978.

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Approfondimenti video

Peppino Impastato & Radio Aut 

Onda Pazza (Vita mafiopolitana, 1977)

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