libero
grassi
“Volevo avvertire il nostro ignoto estortore che non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia”. (da una lettera pubblicata sul Giornale di Sicilia, 10 gennaio 1991)
“Io non sono pazzo: non mi piace pagare. È una rinuncia alla mia dignità di imprenditore.” Libero Grassi è un imprenditore, a Palermo produce biancheria da donna, ha diversi operai. Di idee radicali, è entrato nel Partito Repubblicano Italiano. All’inizio degli anni Ottanta viene preso di mira da Cosa Nostra con la pretesa di pagamento del pizzo. Si tratta di una estorsione che la criminalità organizzata conduce su larghissima scala e con diverse modalità a danno di innumerevoli commercianti siciliani. Libero Grassi ha il coraggio di opporsi alle richieste, esce allo scoperto, si espone: nel gennaio del 1991 il Giornale di Sicilia pubblica una sua lettera sul rifiuto di cedere ai ricatti della mafia; l’11 aprile dello stesso anno Libero Grassi è ospite di Samarcanda, la trasmissione condotta da Michele Santoro su Rai Tre, dove spiega la sua posizione. Dopo l’intervista la stessa Sicindustria gli volta le spalle e la solitudine della sua battaglia gli appare lampante e definitiva quando apprende della decisione di un giudice catanese, in cui si afferma che non è reato pagare la "protezione" ai boss mafiosi.
Oramai vulnerabile, fu un bersaglio facile per la mafia. La mattina del 29 agosto del 1991, mentre si stava recando verso la sua auto per andare in fabbrica, senza la scorta personale che aveva rifiutato, viene ucciso con quattro colpi di pistola. Autori e mandanti furono poi individuati: a premere il grilletto fu Salvino Madonia, figlio del boss di Resuttana, su deliberazione dall'intera Cupola. A pochi mesi dall’omicidio di Libero Grassi il Governo emanò il decreto-legge n.419, convertito in legge n.172/92, che istituiva il fondo di solidarietà in favore delle vittime di richieste estorsive e di usura. L’insegnamento di Libero Grassi, però, germogliò: tantissime, da allora, le denunce per richieste di pizzo, nella convinzione che non pagare il pizzo significa non solo non riconoscere il giogo della criminalità organizzata, delegittimandola, ma anche vivere liberi.